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		<title>It&#8217;s all over</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Feb 2008 11:44:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>custo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il dado è tratto, ma non senza dolore: Radio XS chiude i battenti.
E&#8217; qualcosa che facciamo a malincuore (soprattutto Antonino Marsala, ideatore, finanziatore e direttore del progetto), ma era inutile proseguire su una strada che non permetteva di perseguire gli obiettivi che volevamo raggiungere. Negli intenti iniziali di Nino, vi era una radio piena di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=musictree.wordpress.com&blog=1235118&post=14&subd=musictree&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il dado è tratto, ma non senza dolore: Radio XS chiude i battenti.</p>
<p>E&#8217; qualcosa che facciamo a malincuore (soprattutto Antonino Marsala, ideatore, finanziatore e direttore del progetto), ma era inutile proseguire su una strada che non permetteva di perseguire gli obiettivi che volevamo raggiungere. Negli intenti iniziali di Nino, vi era una radio piena di contenuti, di podcast e di tanta musica. In questi periodi di lavoro ci siamo dati da fare e bisogna dire che di musica ne è passata tanta sotto i ponti. Il problema rimanevano gli altri contenuti: sebbene l&#8217;impegno da noi profuso fosse non indifferente, non riusciamo a produrre tutto quello che un adeguato staff sarebbe in grado di offrire. Non è la prima volta che ci capita di assistere impotenti al fallimento di progetti interessanti come questo. Purtroppo non c&#8217;è gente tra noi giovani in grado di supportare un&#8217;idea del genere, ricevendo in cambio soltanto il piacere di condividere con altri una bella esperienza. Discutevamo oggi del fatto che le persone decidono di occuparsi di qualcosa solo quando vedono muover soldi, altrimenti è soltanto tempo perso.</p>
<p>Dispiace perchè il <a href="http://www.radioxs.it" title="sito" target="_blank">sito</a>, che rimarrà raggiungibile sicuramente ancora fino a fine maggio, ma che da ieri non trasmette più musica, è realizzato molto bene (c&#8217;è il lavoro del sempre bravo Gabriele Salamone alla grafica e del programmatore Francesco &#8220;Frens&#8221; Ielpi) e l&#8217;idea di una radio che trasmettesse musica 24 ore su 24, senza alcun apporto di speaker, rendendola così assolutamente libera all&#8217;ascolto internazionale, era a nostro parere valida, come d&#8217;altra parte dimostra la neonata Virgin Radio.</p>
<p>Ci dispiace davvero, ma è finita così. Ringraziamo le poche persone che ci hanno sostenuto e aiutato in un modo o nell&#8217;altro.</p>
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		<title>Agrigento: il lato oscuro della promozione</title>
		<link>http://musictree.wordpress.com/2007/12/11/agrigento-il-lato-oscuro-della-promozione/</link>
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		<pubDate>Tue, 11 Dec 2007 10:37:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>custo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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“Irresistibile alchimia” il brano, prodotto in collaborazione con la Sony Bmg, con il quale i Mattofunk, band funky agrigentina attiva in ambito nazionale dal 2003, vince nel dicembre del 2006 il concorso indetto da Bilive , acquisendo di diritto la possibilità di girare un video musicale per All-music, destinato ad entrare nel palinsesto televisivo della [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=musictree.wordpress.com&blog=1235118&post=13&subd=musictree&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoBodyText">“Irresistibile alchimia” il brano, prodotto in collaborazione con la Sony Bmg, con il quale i Mattofunk, band funky agrigentina attiva in ambito nazionale dal 2003, vince nel dicembre del 2006 il concorso indetto da Bilive , acquisendo di diritto la possibilità di girare un video musicale per All-music, destinato ad entrare nel palinsesto televisivo della stessa emittente.</p>
<p class="MsoBodyText">Il videoclip, girato nel mese di Luglio 2007 sotto la regia di Barbara Bernardi, viene trasmesso su Allmusic nell’Agosto del 2007, ottenendo un grande riscontro di pubblico, risultando uno dei video musicali più richiesti del mese.</p>
<p class="MsoBodyText">Questa è la notizia, narra di un avvenimento speciale: un evento piombato sulle vite di giovani agrigentini nell’anno di grazia 2007. Il fatto meno eccezionale è che gli stessi agrigentini, potranno, con tutta probabilità, attendere il 2050 prima che un’altra occasione del genere si presenti dinnanzi ai loro increduli occhi. Le nostre non sono previsioni effettuate grazie all’utilizzo di pendoli magici o chissà quali strumenti più o meno fantasiosi, parliamo di triste realtà, esaminiamo quella che oseremmo definire vile storia.</p>
<p class="MsoBodyText">Ed è inutile cercare di girare attorno alla questione, le band dell’agrigentino hanno davvero poche possibilità di emergere nel panorama regionale, figurarsi in quello nazionale. Manca di tutto, dalle sale di registrazione e di prova ai centri di formazione musicale, dalla promozione all’interesse da parte dei media. Non è un caso che band del passato più che valide siano finite nel dimenticatoio lasciando esclusivamente qualche promo-tape registrato in condizioni disastrose e ovviamente autoprodotto. Di questi esempi ne è piena la storia musicale della provincia, a partire da band del passato quali i Pneuma o i Candy Floss, per arrivare alla realtà dei nostri giorni, le quali hanno tuttavia qualche possibilità in più rispetto al passato grazie alle intere stagioni di concerti che l’associazione culturale Rockeggiando sta organizzando.</p>
<p class="MsoBodyText">Ma è bene dirlo: non è abbastanza. </p>
<p class="MsoBodyText">E’ sicuramente di primaria importanza una buona promozione. I giovani d’oggi possono aggrapparsi al mezzo più potente in termini di masse raggiungibili: Internet. Però, anche lì, si tratta di un immenso calderone, dal quale è molto difficile emergere, perchè non stiamo parlando di uno strumento meritocratico, ma, come spesso (e probabilmente giustamente) avviene nella rete, di uno strumento che veicola innanzitutto simpatie ed amicizie ancor prima di evidenziare talenti. </p>
<p class="MsoBodyText">Quindi, tirando le somme, si arriverà a chiedersi cosa rimane ai poveri musicisti della provincia, i quali devono far le prove in posti spesso ai limiti della agibilità e devono fare i salti mortali per vedere il loro sudore tradotto in musica proponibile al pubblico. Attualmente la risposta è: non rimane che attendere una mano dal cielo che offra loro delle possibilità inaspettate, come è successo ai bravi Mattofunk. </p>
<p class="MsoBodyText">In molti penseranno che questa piccola denuncia è probabilmente fine a sè stessa, perchè in certi casi, è necessario che qualcuno, che purtroppo è spesso estraneo a questo mondo, cerchi di darsi una mossa, e ben sappiamo quanto sia difficile nel contesto locale. Noi comunque sentivamo il bisogno di dire almeno queste poche parole, sperando di non aver annoiato nessuno. </p>
<p class="MsoBodyText">Vorremmo chiudere come abbiamo iniziato, raccontandovi dei Mattofunk, i quali stanno lavorando al loro primo album, ed in attesa dell’uscita del loro primo singolo, “Irresistibile alchimia”, portano avanti altri progetti e continuano ad esibirsi live per i locali e le piazze nazionali.</p>
<p class="MsoBodyText">(Questo articolo è stato scritto da me e da un vero amico: Michelangelo Calì, che ovviamente ringrazio)</p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>Sapete cosa mi fa davvero girare gli ingranaggi? I Queen</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Oct 2007 16:44:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Spero che Seth MacFarlane non l&#8217;abbia troppo a male per l&#8217;utilizzo deliberato che ho fatto di una delle frasi più famose di uno dei suoi splendidi personaggi: Peter Griffin. Ma devo dirvelo: Sapete cosa mi fa davvero girare gli ingranaggi? A me fanno girare gli ingranaggi parecchie cose, ma sono poche le notizie così sciagurate [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=musictree.wordpress.com&blog=1235118&post=12&subd=musictree&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Spero che Seth MacFarlane non l&#8217;abbia troppo a male per l&#8217;utilizzo deliberato che ho fatto di una delle frasi più famose di uno dei suoi splendidi personaggi: Peter Griffin. Ma devo dirvelo: Sapete cosa mi fa davvero girare gli ingranaggi? A me fanno girare gli ingranaggi parecchie cose, ma sono poche le notizie così sciagurate da farmi balzare sulla sedia come se avessi visto il diavolo in persona uscire dal mio monitor. Apprendo la notizia da un famoso quotidiano nazionale, il cui autore (per la precisione Roberto De Ponti), da buon giornalista, cerca di posizionarsi in maniera neutra nei confronti della stessa. Ma così non si può certo dire per me, perchè credo di aver sempre cercato nella musica, al di là della solita affermazione di facciata, il lato più romantico.<br />
Di certo, venire a sapere che i Queen realizzeranno un altro album con un cantante nuovo di zecca (lo si fa per dire, si tratta comunque di un singer di elevata esperienza), fa parte di uno di quei momenti della tua vita nei quali vorresti essere il papa per poter scomunicare quella che un tempo è stata la tua band preferita, il tuo punto di riferimento in ambito musicale. Ma la cosa non si chiude lì, o almeno va aperta più a fondo, trattandosi, com&#8217;è evidente, di una ferita, una enorme ferita. Se infatti qualcuno di voi aveva sperato che i signori May e Taylor (manca all&#8217;appello il buon Deacon, che preso da uno spunto di buonsenso si è escluso dalla partita, pur &#8220;comprendendo&#8221; la voglia di suonare degli altri due membri del gruppo) si trattenessero dall&#8217;utilizzo del logo Queen, si sbaglia di grosso. Perchè è evidente come quest&#8217;ultimo, stampato sulla copertina in un bel cd nuovo di zecca, in vendita presso i migliori negozi di dischi alla modica cifra di venti euro, tiri almeno quanto il famoso pelo.<br />
Archiviato questo primo colpo al cuore, e presa coscienza del fatto che dopo ben 16 anni la band torna in studio, ci si prepara agli altri colpi. Sì, perchè nasce la questione matematica, o per essere maggiormente precisi, nasce la questione aritmetica. Il tutto si basa sulla difficoltà di decisione che viene a presentarsi nel momento in cui bisogna completare il monicker, nell&#8217;incertezza di dover utilizzare il logo &#8220;Queen&#8221; o il logo &#8220;Queen + Paul Rodgers&#8221;. Ovviamente ai fan di vecchia data la seconda scelta risulterebbe decisamente più gradita, ma così non è per gli uomini di mercato, perchè il logo senza &#8220;+&#8221; e senza altri orpelli sarebbe sicuramente più spendibile nel momento in cui si parla di classifiche da scalare e di entrate milionarie previste da rispettare. D&#8217;altra parte, fa notare il cronista, che sotto sotto, a togliere quel più ci terrebbe anche Rodgers, quasi che fosse stufo di sentirsi un cantante in prestito, ma il vero nuovo singer dei Queen. Al di là del problema avvertito dai discografici, per i quali questa querelle potrebbe rappresentare una pericolosa perdita di tempo nella pubblicazione del nuovo album, il problema che personalmente avverto è un forte tonfo al cuore. Sentirmi dire che i Queen hanno trovato un cantante che non vuole sentirsi fuori posto solo perchè (e rimarcherei il solo) è il successore del divino Mercury e che inoltre il gruppo non ha trovato la forza  di trovare un nuovo monicker senza disturbare il passato, insicuri di produrre un materiale degno di far fare loro il balzo in classifica, mi turba, e devo ammetterlo, non poco.<br />
E ci vuole anche una buona dose di simpatia a raccontare alla gente del fatto che nulla di tutto ciò era assolutamente in programma e che è stata una forte magia a riaccendersi;  personalmente non riesco a rimanere serio di fronte a una tale affermazione.<br />
Si arriva di disastro in disastro all&#8217;ultimo punto di questa breve disamina: cosa aspettarsi dal nuovo cantante. Ebbene, il gruppo cercò di ingaggiare tale Adelmo Fornaciari, dopo un concerto a Città del Capo nel quale si esibirono May, Taylor e Andrea Corr (la violinista dei Corrs), insieme al cantante italiano. I due dei Queen rimasero piacevolmente colpiti da Zucchero e lo chiamarono per chiedergli di partecipare al nuovo progetto, ma Fornaciari, dopo essersi preso un po&#8217; di tempo per ragionare sulla cosa, decise che non se la sentiva di abbandonare la sua fortunata carriera artistica per mettersi in competizione con una icona del rock quale è stata, è e sempre sarà, Freddie Mercury. E fino a qui posso sinceramente dire di essere sollevato dall&#8217;arguzia dell&#8217;uomo di Roncocesi. Ma per puro caso, il nuovo singer Rodgers (ex cantante dei Free e dei Bad Company), ha un timbro vocale che si avvicina a quello di Zucchero, sicuramente più di quanto si avvicini a quello di Mercury. Adesso io vorrei dire: volete rifondare i Queen, allora ridateci i Queen. Altrimenti gente come i Black Sabbath, che per adesso si è riunita sotto il nome degli Heaven &amp; Hell (senza però Ozzy e con Ronnie James Dio) potrebbe sentirsi in dovere di riformarsi, usare il nome dei Sabbath, ma chiamare al microfono Shakira, anche perchè diciamocelo, Ozzy, con quella famiglia, non avrà vita lunghissima).  A questo punto perchè non fare suonare la Pausini nei Motorhead e la frittata è fatta. Scherzi a parte, accostare un bluesman come Zucchero ad uno dei più grandi gruppi rock della storia e farli coesistere, in barba al passato, in fondo non dovrebbe essere un peccato mortale, si saranno detti in casa Queen (per il resto magari Shakira e la Pausini potrebbero anche esser d&#8217;accordo).<br />
Mi spiace essere così duro con chi, per anni, è stato mio idolo. Ma alla riprova dei fatti questa è l&#8217;ennesima reunion escogitata a tavolino per spillare soldi su soldi ai malcapitati fan. Che ne venga fuori un disco di musica di buona qualità è auspicabile, anche se, credo che ognuno di voi avrà sempre il (leggittimo) dubbio su quanta strada avrebbe fatto l&#8217;album se sul fronte non ci fosse stato un monicker con quella storia. Ovviamente spero di essere smentito, ma, personalmente, avrei apprezzato molto più un cambiamento su larga scala e non la mezza via intrapresa. Ma le mezze vie, si sa, non sono dei romantici.</p>
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		<title>Gods of Metal, 3 Giugno 2007</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jun 2007 17:40:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quest&#8217;anno come mai la contesa tra i festival estivi è accesa. Il più grande festival metal (ma non solo) italiano si è diviso in due, c&#8217;è chi dice per precise richieste degli stessi gruppi, (si vocifera che Ozzy non voglia assolutamente incontrare Ronnie James Dio), c&#8217;è chi sostiene che serva per permettere al pubblico di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=musictree.wordpress.com&blog=1235118&post=10&subd=musictree&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Quest&#8217;anno come mai la contesa tra i festival estivi è accesa. Il più grande festival metal (ma non solo) italiano si è diviso in due, c&#8217;è chi dice per precise richieste degli stessi gruppi, (si vocifera che Ozzy non voglia assolutamente incontrare Ronnie James Dio), c&#8217;è chi sostiene che serva per permettere al pubblico di prendere fiato tra giornate così pesanti. Personalmente sarei più per la seconda, dato che alla fine del concerto sono tornato a pezzi, non solo perchè 12 ore sotto un palco alla fine si fanno sentire, ma soprattutto perchè il giorno prima della data a cui ho assistito (ovvero il 2 Giugno, giorno dei Motley Crue, Velvet Revolver, Scorpions e compagnia bella) era stato buio e diluvio, quindi il terreno dell&#8217;Idroscalo di milano era soltanto fango e pozzanghere e ovviamente nulla è stato fatto dagli organizzatori per rimediare alla cosa. Voglio lasciarvi soltanto immaginare il lezzo da lazzaretto che si alzava e la pesantezza che si avvertiva ad ogni passo. Quello che a questo punto ognuno di voi si chiederà è: ne è valsa la pena? Cercherò di rendervelo chiaro con la seguente cronaca.<br />
Premetto che sono arrivato a mezzogiorno e quindi non ho fatto in tempo a vedere nè i Sinestesia nè i DGM, ma sono arrivato in tempo per sentire la performance degli <strong>Anathema</strong>. A proposito di tempi, un piccolo inciso: mai festival estivo fu più preciso negli orari, i gruppi hanno rispettato tutti la tabella oraria, così come gli organizzatori, da questo punto di vista, nulla da dire.<br />
Sin dalle prime note si intuisce immediatamente l&#8217;intenzione degli Anathema, cioè chiudere con il passato, infatti i pezzi da loro proposti sono estratti esclusivamente dagli ultimi album, dal periodo figlio dei Radiohead e dei Pink Floyd: si susseguono quindi &#8216;Fragile Dreams&#8217;, &#8216;Closer&#8217;, &#8216;A Natural Disaster&#8217;, quest&#8217;ultima con l&#8217;aiuto della splendida voce femminile di Lee Douglas che anche nel disco omonimo impreziosisce la composizione. Poche le sbavature, in una tracklist che ha fatto la felicità di ascoltatori come me, ma che ha davvero scontentato i loro fan di vecchia data. In chiusura i fratelli Cavanagh ci presentano la cover dei Pink Floyd &#8216;Comfortably Numb&#8217;, ben riuscita e apprezzata dal pubblico, che pur sotto il sole di mezzogiorno e impantanato nel fango ha gradito non poco.<br />
Dopo la breve pausa è il turno dei <strong>Symphony X</strong>, band prog-metal che si presenta con un Sir Russel Allen carico all&#8217;inverosimile e davvero di ottimo umore, tanto da mettersi a scherzare dopo il straordinaro capitombolo che regala agli occhi della platea inciampando su una spia. Sulle qualità effettive dei nostri ci sarebbe ben poco da dire, ma purtroppo una chitarra molto satura (forse troppo) e dei volumi regolati davvero male hanno impedito al pubblico di godere appieno della performance degli americani. Il quintetto di New Jersey ha inoltre presentato alcuni brani del prossimo nascituro &#8216;Paradise Lost&#8217;, brani molto energici che almeno dal vivo sembra abbiano retto molto bene il confronto con il passato in una scaletta ben bilanciata tra classici e nuovi pezzi.<br />
Ai Symphony X seguono i <strong>Dark Tranquillity</strong>, freschi del nuovo cd &#8216;Fiction&#8217;, con uno Stanne ridotto all&#8217;osso, ma davvero in grande forma e di ottimo umore. Come si sa, i Dark Tranquillity ormai sono veri animali da palco e e loro performance sono sempre piene di adrenalina. Ogni tanto si sente qualche piccolo errore, ma credo sia passato assolutamente nel dimenticatoio quando a susseguirsi sono canzoni come &#8216;The Wonders at Your Feet&#8217;, &#8216;The new Build&#8217;, oppure l&#8217;immancabile &#8216;Punish My Heaven&#8217; che genera il delirio tra il pubblico. Ottima la scaletta che attinge da &#8216;The Gallery&#8217; sino a &#8216;Fiction&#8217;, il tutto compatibilmente con i cinquanta minuti messi a disposizione dalla Live. I Dark Tranquillity fanno molto bene il loro compito, senza mai strafare, questo ad alcuni potrà pur sembrare un difetto, per il loro fan è sicuramente segno di affidabilità.<br />
E&#8217; il turno dei <strong>Dimmu Borgir</strong>, band norvegese che a mio modesto parere definire semplicemente una band black metal sarebbe riduttivo. La band capitanata dal sempre verde (sarebbe corretto dire sempre nero) Shagrath è forse la più penalizzata dal fatto di esibirsi in pieno giorno, ma i nostri non si abbattono assolutamente, forti di una formazione davvero di alto livello. Dopo l&#8217;immancabile intro, i Dimmu propongono la bellissima &#8216;Progenies Of The Great Apocalypse&#8217; eseguita in maniera davvero magistrale, soprattutto da un Hellhammer dietro le pelli che da solo potrebbe fare gridare al miracolo. Gli estratti dal nuovo &#8216;In Sorte Diaboli&#8217; sono diversi, tra cui spicca la tiratissima &#8216;Chosen Legacy&#8217;; non mancano ovviamente pezzi del repertorio estratti dai vari &#8216;Spiritual Black Dimension&#8217; oppure &#8216;Enthrone Darkness Triumphant&#8217; ed è appunto con la storica &#8216;Mourining Palace&#8217; che i Dimmu decidono di chiudere il loro show, tra gli applausi del pubblico. I Dimmu Borgir sono ormai da anni la punta di diamante dalla scena estrema, tra i loro ranghi militano musicisti che hanno fatto la storia del black come Hellhammer e ICS Vortex, che insieme al grande Shagrath è stato davvero carismatico e trascinante per tutta l&#8217;esibizione.<br />
Sono le 17:30 e sul palco salgono i <strong>Blind Guardian</strong>, attesi da una miriade di fan che indossano le loro magliette pronti ad assistere alla performance dei propri beniamini. Sono un fan di vecchia data del gruppo, speravo in una performance davvero di alto livello, ma, nonostante una scaletta ben congeniata che attingeva soprattutto dal passato (solo due le canzoni del nuovo &#8216;A Twist in the Myth&#8217;, coscienti forse del fatto che l&#8217;ultima release è un disco a dir poco scellerato, almeno per chi scrive), lo show risulta essere il peggiore della giornata. Sentire Hansi Kursch cantare in modo pessimo è quantomeno disarmante. Le canzoni sono sicuramente bellissime, d&#8217;altra parte come non potrebbero esserlo perle come &#8216;Valhalla&#8217; oppure &#8216;The Script for My Requiem&#8217; tanto per citarne due, ma lo smacco per una prestazione così opaca è davvero forte. Un ultimo appunto sul nuovo batterista, come direbbero a Roma: &#8216;Aridatece Thomen&#8217;: non c&#8217;è davvero ombra di paragone. I Guardian, a dispetto di ciò che possano pensare i fan di ultima data o i più giovani, sembrano avviati verso l&#8217;oblio.<br />
L&#8217;atmosfera comincia a scaldarsi attorno alle 19:20, ora alla quale sono previsti i <strong>Dream Theater</strong>, che puntuali si presentano sul palco, grandi ovazioni per i 5 di New York, una breve intro composta da un medley sapientemente architettato tra le varie song dei diversi cd della band e poi la prima canzone. Chi come me si attendeva uno show con diversi must tratti dai vari cd e qualche pezzo a presentazione del nuovo cd &#8216;Systematic Chaos&#8217;, uscito da pochi giorni, è stato smentito dagli americani: la prima canzone è &#8216;Pull me under&#8217;, cantata a squarciagola da tutti ed eseguita magistralmente, e alla fine della stessa il cantante ci svela che la band eseguirà interamente il cd &#8216;Images &amp; Words&#8217; (considerato dai più il miglior cd dei Dream Theater). E&#8217; immaginabile la enorme gioia di tutti i presenti alla notizia, neanche il tempo di riprenderci che arrivano di fila tutti gli altri pezzi dell&#8217;album targato 1992, da &#8216;Another Day&#8217; sino a &#8216;Learning to Live&#8217;. Non voglio neanche tediarvi e raccontarvi canzone per canzone quanto questi pezzi siano stati eseguiti con una perizia che non ha eguali sulla scena odierna, di quanto Mike Portnoy sia stato impressionante dietro le pelli, di quanto John Petrucci sia stato chirurgico nelle ritmiche ed assoli, o di quanto sia stato preciso John Myung, soprattutto non voglio scadere nel fare un paragone tra il sempre rimpianto Kevin Moore e l&#8217;ottimo Jordan Rudess (continuo a sostenere che si tratti semplicemente di due stili differenti, ma ognuno qui ha da dire la sua). Mi preme piuttosto dire quanto la prestazione dello spesso sottovalutato singer James LaBrie sia stata straordinaria, al di là di ogni rosea aspettativa: più volte il pubblico ammirato ha voluto far seguire all&#8217;ennesimo acuto un sonoro applauso. Alla fine di &#8216;Learning to Live&#8217;, mancavano ancora alcuni minuti per completare l&#8217;ora e mezza che i nostri avevano a disposizione, tempo che non è andato assolutamente sprecato, ma che è stato impiegato nell&#8217;esecuzione di &#8216;Home&#8217; e &#8216;As I Am&#8217;, entrambe cariche di energia e di adrenalina, che hanno permesso ai presenti di perdere definitivamente la voce prima della pausa di ristoro, in attesa degli Heaven &amp; Hell. Non vi è molto da aggiungere, se non che se fossi stato un fumatore, alla fine dello show dei Dream avrei sentito il bisogno di fumare una sigaretta, perchè si sa&#8230; dopo ci vuole la sigaretta.<br />
Fervono i preparativi e si prepara lo stage per gli <strong>Heaven And Hell</strong>, che diciamolo, hanno provato ad ingannarci con quel nome, ma signori, davanti a noi si sono presentati niente meno che i grandiosi Black Sabbath del cd &#8216;Heaven And Hell&#8217; (in realtà manca Bill Ward che ha abbandonato il progetto ad un mese dalla sua nascita, al quale è subentrato un altro batterista storico dei Sabbath, cioè Vinny Appice). Entrano un apparentemente imbalsamato Tony Iommi e uno scintillante (per via del vestiario) Ronnie James Dio. Quest&#8217;ultimo ci tranquillizza immediatamente sulla sua tenuta vocale (non dimentichiamoci che si tratterebbe, almeno secondo alcune ricostruzioni, non ci è data certezza, di un quasi sessantacinquenne) con un acuto formidabile: a quel punto i fan si guardano negli occhi e capiscono che lo show è davvero iniziato. Sembra di essere nel 1981, quando tra la folla che inneggia al singer i nostri sciorinano diversi pezzi da &#8216;Mob Rules&#8217;, da &#8216;Dehumanizer&#8217; e da &#8216;Heaven And Hell&#8217;, con un Iommi che seppur statico offre una prestazione di grande livello, insieme al fido Geezer Butler, strepitoso come sempre. Nulla di impossibile, anche l&#8217;assolo di Appice, se confrontato con i preziosismi di Portnoy sembra quasi cosa facile, ma è incredibile come poche note riescano a trascinare tutti, compresi i più giovani o coloro che non conoscono i vecchi Sabbath.  Il resto del concerto offre emozioni che non hanno tempo, una piccola nota per le canzoni &#8216;Die Young&#8217; e &#8216;Heaven And Hell&#8217; sicuramente tra le più conosciute, con quest&#8217;ultima offerta al pubblico come una piccola suite, che vede il grande Dio sugli scudi e mai domo nel mostrare il famoso gesto delle corna da lui inventato. Dopo un piccolo break la band termina il proprio show con &#8216;Neon Knights&#8217; tra gli applausi della folla. Show strepitoso da parte di un gruppo di &#8216;vecchietti&#8217; che ha scritto la storia del rock e del metal, unica pecca: hanno terminato qualche minuto prima rispetto al previsto, ci aspettavamo sicuramente qualcos’altro. Lascio a voi qualsiasi commento sulla bontà della reunion e sulla voglia dei quattro di fare musica insieme, a dispetto di quello che sembra il reale ed unico obiettivo: il denaro. Dando seguito a ciò che ho detto sopra: adesso ci vorrebbe almeno un sigaro.<br />
Ultima considerazione, il prezzo del biglietto era non indifferente, ma credo di aver speso raramente i miei soldi in maniera migliore.</p>
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		<title>Musica Concreta</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jun 2007 01:07:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>custo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono in molti coloro i quali identificano la grandezza di un gruppo come i Beatles nel carisma e nella genialità di un leader come John Lennon, sicuramente un personaggio aperto a nuove sperimentazioni e interessanti divagazioni. Probabilmente in pochi si saranno chiesti cosa campeggiava nella mente di John Lennon nel momento della &#8216;composizione&#8217; di Revolution [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=musictree.wordpress.com&blog=1235118&post=9&subd=musictree&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Sono in molti coloro i quali identificano la grandezza di un gruppo come i Beatles nel carisma e nella genialità di un leader come John Lennon, sicuramente un personaggio aperto a nuove sperimentazioni e interessanti divagazioni. Probabilmente in pochi si saranno chiesti cosa campeggiava nella mente di John Lennon nel momento della &#8216;composizione&#8217; di Revolution #9: che significato possa avere quella composizione, perchè il buon John si decise a pubblicare &#8220;quell&#8217;accozzaglia di suoni”.<br />
Per dare una spiegazione a tutto ciò bisogna risalire lievemente nei tempi, più precisamente tra la fine degli anni quaranta e l&#8217;inizio degli anni cinquanta, e parlare di Pierre Schaeffer, ingegnere musicale, il quale grazie alla sua attività lavorativa all&#8217;interno degli studi della società radiotelevisiva francese ebbe la possibilità di sperimentare sul suono e sul rumore. Insieme ad un musicista e ad un fisico, Schaeffer fondò il &#8220;Gruppo di Ricerca sulla Musica Concreta&#8221;. In una dichiarazione di manifesto egli spiega cosa sia in effetti la musica concreta: si tratta di musica costituita da elementi preesistenti, presi in prestito da qualsiasi materiale sonoro, sia esso rumore o musica tradizionale. Tali elementi vengono poi composti in modo sperimentale mediante una costruzione diretta che tende a realizzare una volontà di composizione senza l&#8217;aiuto, divenuto impossibile, di una notazione musicale tradizionale.<br />
L&#8217;idea di fondo era quindi quella di includere qualsiasi tipo di sonorità all&#8217;interno del già vasto vocabolario musicale, prendendo pezzi musicali ed estraniandoli dal loro contesto, manipolandoli, in modo da poterli usare insieme ad altri suoni nella realizzazione di un pezzo unico, unendo alla esperienza musicale qualcosa che aveva il sapore di un gioco. Stiamo parlando di qualcosa che può essere visto come il precursore dell&#8217;odierno utilizzo del campionamento.<br />
Fisicamente si tratta di un evento acustico complesso e dinamico che può essere costruito partendo da un grande numero di particelle (granelli) di durata compresa tra 1 e 100 millisecondi; le caratteristiche di tali particelle, il loro posizionamento temporale e, possibilmente, il numero di overlap inseriti, determinano il timbro del suono.<br />
Per capire meglio è possibile fare un confronto con un esempio cinematografico: una rapida sequenza di immagini statiche offre la sensazione di un oggetto in movimento.<br />
L&#8217;idea originale che sta alla base della sintesi granulare è da retrodatare al lavoro di un fisico ungherese di nome Dennis Gabor (premio Nobel per la fisica), secondo il quale il suono può essere visto come la somma di funzioni Gaussiane elementari che sono state shiftate nel tempo e nella frequenza (in astratto potremmo pensare ai granelli come forme d&#8217;onda arbitrarie, finestrate da una funzione gaussiana). Egli considerò tali funzioni elementari come una sorta di quanto acustico, costituente basico del suono. Nel suo lavoro Gabor discusse il problema attraverso l&#8217;analisi di Fourier, e sebbene il ragionamento matematico sia assolutamente corretto, in alcuni casi non è possibile applicare la sua teoria.<br />
I parametri della sintesi granulare sono quindi:<br />
- Forma d&#8217;onda del singolo granello<br />
- Locazione temporale<br />
- Ampiezza<br />
Si deve quindi tener conto anche dei parametri che caratterizzano il singolo granello: la sua durata, il suo inviluppo in ampiezza, i contenuti frequenziali e spettrali della forma d&#8217;onda e infine la posizione di lettura dei singoli campioni nel file audio finale. Tutto ciò porta ad una evidente esplosione in numero dei dati di controllo del progetto musicale.<br />
(Per coloro i quali intendessero approfondire il lato tecnico, l&#8217;organizzazione high-level si basa su griglie di Fourier e wavelet, PSGS Pitch-Synchronous overlapping streams, AGS Asynchronous clouds, flussi granulari nel tempo e di suoni campionati).<br />
Tornando a Revolution #9, risulta adesso chiaro che si tratta esclusivamente di un esperimento che non aveva precedenti in nessuna release pop. Come di consueto tale produzione è attribuita alla coppia Lennon/McCartney, i quali sono riconosciuti spesso come i compositori di tutte le canzoni dei Beatles, in realtà, come già anticipato, si tratta di un lavoro concepito dal solo Lennon, sul quale, le forti spinte &#8216;avantgardistiche&#8217; di Yoko Ono diedero un piccolo contributo. Lo stesso McCartney e il produttore George Martin lottarono duramente per escludere la traccia dal &#8216;White album&#8217;, ma Lennon e Ono vinsero, evidentemente, la loro battaglia.<br />
Concluderò lasciandovi descrivere la canzone dalle parole estratte dal libro &#8220;Paul McCartney: Many Years From Now&#8221; di Barry Miles:<br />
&#8220;Ha il ritmo base della &#8220;Revolution&#8221; originale con una ventina di loop che abbiamo messo su, cose provenienti dagli archivi della EMI. Stavamo ricavando dei pezzettini dalla musica classica e creando dei loop di diversa lunghezza, e poi ho preso un nastro di un tecnico del suono in cui si sentiva un addetto alle prove che diceva &#8220;Number nine, number nine, number nine&#8221;. Tutti quei diversi pezzetti di suoni e rumori sono mescolati insieme. C&#8217;erano circa dieci macchine con gente che teneva delle puntine sui piatti &#8211; alcune lunghe solo qualche pollice, altre lunghe una yard. Le ho prese tutte insieme e ho mixato tutto sul momento (live).&#8221;<br />
(nda: la traduzione è stata curata da me, potrebbe contenere inesattezze)</p>
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